• Ho acquisito nel corso di quest’anno una nuova consapevolezza, una nuova consapevolezza di me stessa credo. Ora mi vedo più forte, più matura, più me in realtà, e nient’altro. Sento di non avere limiti al di fuori di quelli che mi creo, sento di potermi spingere oltre ciò che conosco, oltre le mie paure, le mie insicurezze, le mie ansie. Sento di potermi impegnare nelle cose, di poterci dedicare tempo e cura. Tempo e cura. Due elementi che mi stanno coltivando e che voglio coltivare. Pazienza, energia, tempo e cura ed entusiasmo e amore. Forse mi sto facendo un’idea troppo bella della vita.

     

    Camilla

  • tinamariaelena – artist (Instagram)

    ​Rovesciami questo vino sulla pelle.
    Leccamelo via.
    Ubriacati di me, ti prego.
    Divora questa mia esistenza.
    Dissolvimi in istanti di piacere carnale.
    Carne.
    Prendi la mia. È tua. Godine.
    Voglio solo sprazzi di luce nel buio.
    E il tuo odore. Animale. Primitivo.
    Portami all’inizio del mondo e lasciami esplodere.
    La mia estasi genererà galassie.

  • ​The first time I saw her…

    Everything in my head went quiet.
    All the tics, all the constantly refreshing images just disappeared.
    When you have Obsessive Compulsive Disorder, you don’t really get quiet moments.
    Even in bed, I’m thinking:
    Did I lock the doors? Yes.
    Did I wash my hands? Yes.
    Did I lock the doors? Yes.
    Did I wash my hands? Yes.
    But when I saw her, the only thing I could think about was the hairpin curve of her lips..
    Or the eyelash on her cheek—
    the eyelash on her cheek—
    the eyelash on her cheek.
    I knew I had to talk to her.
    I asked her out six times in thirty seconds.
    She said yes after the third one, but none of them felt right, so I had to keep going.
    On our first date, I spent more time organizing my meal by color than I did eating it, or fucking talking to her…
    But she loved it.
    She loved that I had to kiss her goodbye sixteen times or twenty-four times if it was Wednesday.
    She loved that it took me forever to walk home because there are lots of cracks on our sidewalk.
    When we moved in together, she said she felt safe, like no one would ever rob us because I definitely locked the door eighteen times.
    I’d always watch her mouth when she talked—
    when she talked—
    when she talked—
    when she talked
    when she talked;
    when she said she loved me, her mouth would curl up at the edges.
    At night, she’d lay in bed and watch me turn all the lights off.. And on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off, and on, and off.
    She’d close her eyes and imagine that the days and nights were passing in front of her.
    Some mornings I’d start kissing her goodbye but she’d just leave cause I was
    just making her late for work…
    When I stopped in front of a crack in the sidewalk, she just kept walking…
    When she said she loved me her mouth was a straight line.
    She told me that I was taking up too much of her time.
    Last week she started sleeping at her mother’s place.
    She told me that she shouldn’t have let me get so attached to her; that this whole thing was a mistake, but…
    How can it be a mistake that I don’t have to wash my hands after I touched her?
    Love is not a mistake, and it’s killing me that she can run away from this and I just can’t.
    I can’t – I can’t go out and find someone new because I always think of her.
    Usually, when I obsess over things, I see germs sneaking into my skin.
    I see myself crushed by an endless succession of cars…
    And she was the first beautiful thing I ever got stuck on.
    I want to wake up every morning thinking about the way she holds her steering wheel..
    How she turns shower knobs like she’s opening a safe.
    How she blows out candles—
    blows out candles—
    blows out candles—
    blows out candles—
    blows out candles—
    blows out…
    Now, I just think about who else is kissing her.
    I can’t breathe because he only kisses her once — he doesn’t care if it’s perfect!
    I want her back so bad…
    I leave the door unlocked.
    I leave the lights on.

    Neil Hilborn

  • “Dare fiducia significa esporsi costantemente al rischio di essere traditi”

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    Michelangelo Buonarroti’s “Pietà” in St. Peter’s Basilica, Vatican. (photo by Aurelio Amendola)

    Finisco ora di leggere il libro di Claudio Burgio, Non esistono ragazzi cattivi. Ci ho messo i miei tre mesetti a concludere la lettura, non lo nascondo, la colpa è mia. Mi interessa tutto e non mi impegno in niente. Questo libro mi è interessato. Don Claudio Burgio mi è interessato. Mi ha affascinato come persona, mi ha intrigato il suo percorso, mi ha commosso il suo amore. Un amore così incomprensibile agli occhi di chi non crede, o di chi non ha una spiritualità. Ecco, io non credo, ma ho una spiritualità. Credo, in realtà che si tratti di una contrapposizione, perché avere una spiritualità è credere in qualcosa, sentire di possedere in profondità un mistero che nessuno può rubarti. Per Don Claudio sarà Dio, per me qualcos’altro, ma ci capiamo.

    Quello che mi ha offerto attraverso questo libro  è stato la visione su un piccolo ma intricatissimo mondo che mi appartiene, eppure mi è distante. Esperienze di adolescenti contraddistinti dalle mie stesse esigenze, dai miei stessi desideri, dalle medesime paure e domande, ma portate alle estreme conseguenze da un dolore così opprimente da farli fuggire verso “l’annullamento nella noia”. Mi piace questa definizione. No, non è che mi piace, in realtà è perfetta. Perché spesso è quello che cerco anche io. Di annullarmi nella noia. Mettere a tacere quel poco di dolore che nella mia semplice monotona vita posso provare. È poco, ma è sufficiente per farmi venire voglia di scappare, di scrollarmi di dosso tutte le responsabilità.

    E allora penso a quei ragazzi, quei ragazzi che Don Burgio accoglie in comunità, che la notte non dormono senza droghe, a volte, perché la loro mente è così pregna di dense preoccupazioni da tenerli svegli. E penso alla fortuna, allo stesso tempo, di poter conoscere una persona simile. Un prete che mette a disposizione tutta la sua vita, tutta la sua anima, tutto il suo orgoglio, il suo tempo, le sue preoccupazioni, le sue certezze per questi giovani. Un uomo che decide di essere educatore, di essere padre con l’umiltà così spaventosa di accettare che siano loro a cambiare lui, a rafforzare la sua fede, le sue convinzioni ed il suo amore.

    In questo libro sono entrata in contatto con un amore che non conoscevo, ma è un amore autentico. È quell’amore che significa fiducia, che significa concedersi completamente al rischio di essere “traditi”. Come si fa a tollerare una cosa simile? Eppure sì, dev’essere così. Amore è non avere dubbi, o meglio, è qualcosa al di sopra dei dubbi. Amore è lasciarsi cadere, non è avere fiducia ma riporre fiducia. La fiducia è come il lievito. Fa gonfiare i grandi ideali, le grandi personalità, i grandi sentimenti. Si dice che fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Questo non lo so. So che non potrei mai fidarmi di un estraneo, probabilmente Don Burgio riuscirebbe, io no. Però il suo messaggio è chiaro e mi basta per quel poco che ho. Io voglio dare tutta la mia fiducia alle persone più importanti per me, vuol dire dare loro tutta me stessa, significa dar loro un potere, una responsabilità. Mi sono donata, ecco cosa vuol dire. Donarsi è affidare una responsabilità. Donarsi è amare. Amare è affidare una responsabilità a qualcuno. E a me sembra semplice, autentico e bellissimo.

     

    Camilla

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    Sunset, Reflected SOLD, a Oil on Canvas by Maurice Sapiro from United States

    La vita non è una serie di lampioncini disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine.

    -Virginia Woolf

    Mi ricordo che una mattina mi sono svegliata all’alba con dentro un grande senso di aspettativa, hai presente, no? Lo conosci? E mi ricordo di aver pensato: ecco questo deve essere il preludio della felicità! Questo è solo l’inizio, ed ora in poi crescerà sempre di più… Non mi ha sfiorato l’idea che non fosse il preludio, era quella la felicità.
    Era quello il momento, era quello.

    The Hours

    La verità è che la vita è meravigliosa anche senza di noi. Questa è la verità.

    A Leopardi avrà dato fastidio, ma così stanno le cose.

    Il fatto è che facciamo parte di qualcosa di più grande, che ci trascende, e ci avvolge, e si muove senza di noi, senza attenderci. A me non sembra triste, mi sembra una spiegazione elegante a cui credere.

    Ovvero che le cose non hanno necessariamente uno scopo, la nostra esistenza un senso, ci siamo e basta, e viviamo. Questo non è sufficiente?

    Si disperde tutta questa ricchezza della vita in attesa di capire che significato nasconda. L’unico vero fine è vivere, è trovare una strada, e cambiarla e ricambiarla finché non si sarà soddisfatti, ed andare sempre più centrati verso il proprio essere.

    Cosa può esserci di più bello? Essere casuali sprazzi in un universo immensamente incomprensibile.

    Perché il senso di vivere deve essere attribuito a qualcosa al di fuori di noi stessi? Perché uno scopo ci deve essere dettato dall’esterno? Siamo noi a scegliere. Siamo noi a decidere con ciò che abbiamo dove vogliamo andare, chi vogliamo essere.

    Perché bisogna lasciare una traccia in questo mondo così evanescente? E’ il mondo che deve lasciare una traccia in noi, è l’essenza di un’energia impalpabile alla base di ogni dinamica universale che deve lasciare un’impronta in noi per farci comprendere cosa sia la vita.

    Opere, scrittori, potenti, saggi, scienziati, guerrieri, storie, ricordi. Non sono che segni meravigliosi e necessari che contribuiscono al cambiamento, che permettono di possedere un passato che sia in funzione del presente.

    Ed anche loro un giorno, lentamente, si dissolveranno in un tempo così lontano da diventare spazio ed esplodere nell’oblio.

    E’ così che mi immagino la vita. Esplosioni, e dispersioni, e rotazioni e cambi di rotta.

    Ogni cosa al suo posto,
    nel caos.

     

     

    Camilla

  • La mia vita è l’esplosione del mio egoismo che si estende nel tempo. E tutto ciò che vivo, tutto ciò che vedo, tutti coloro che sorreggono la mia esistenza facendone qualcosa di bello, loro sono i pilastri del mio egocentrismo. Il dolore degli altri lo sento solo quando mi intacca, solo quando mi mette a rischio, e non posso che sperare che non soffra chi ho realmente a cuore. Tutte le persone che ho a cuore soffrono. Nessuna di loro parrebbe realmente felice. Ed in tutto ciò io dove sono? Ed in tutto ciò io perché so solo pensare a me, a cosa fare, a come fare, a perché non provo empatia, a quanto sbaglio a non provarla. No. È questo il punto. Dovrei esserci e basta, dovrei essere io un pilastro nelle vite degli altri. Vedo dolore in chi amo, e a volte spero solo che passi, perché io il loro di dolore non lo so gestire.

  • Ci sono volte in cui il tuo corpo viene pervaso da una strana angoscia. Un panico ingiustificato che ti fa sentire come se stessi soffocando in te stessa, nella tua carne, nella tua anima. Come se sulla tua mente incombesse un temporale terribile, imprevisto e che con ferocia inaudita scagliasse le sue saette tra i tuoi pensieri, confondendoli, spaventandoli, gettando solo terrore. Come se ci fosse qualcosa da temere. Ma in realtà non c’è. È solo tempesta, nuvole dense e cupe che si incastrano tra le ossa del cranio per poi andarsene via esattamente come sono venute.

    Non capisci com’è successo. Non capisci l’origine del blackout. La tua ragione si risveglia stordita. Tu le chiedi di risolvere, di comprendere, di spiegarti, ma lei non c’era, in quell’istante non c’era, non sa cos’è avvenuto. Sei rimasta sola. Catturata in un turbine impetuoso ed indomabile di emozioni dalle origini antiche quanto infantili.

    Ed a te è mancata l’aria.

    È mancata la vita.

    Per un attimo.
    Camilla

  • Baciami come se avessi paura di perdermi. 

    Accarezzami come se volessi farlo per sempre.

    Dammi la certezza dell’amore e l’incertezza dell’infinito.

    Non farmi piangere più, rendimi forte, rendimo fuoco, fammi volare verso l’orizzonte per infiammarlo al tramonto.

    Chi sei tu?

    Fammi volare.

    Camilla

  • Insofferenza. 

    Insofferenza verso le persone inutili. Insofferenza verso le persone che hanno solo bisogno. Insofferenza verso le persone che non capiscono. Insofferenza verso la realtà che cerca di deludermi senza aiutarmi a comprendere. Insofferenza verso la finzione, la mia o quella degli altri. Insofferenza verso tutte queste messe in scena. Non le sopporto, non tollero nemmeno le mie. Insofferenza verso l’immaturità. Insofferenza verso la superficialità. Insofferenza verso chi non riesce a conoscermi. Insofferenza verso la mia incapacità di conoscermi. Insofferenza verso quello che si dovrebbe ma non si fa. Insofferenza verso il tempo che scappa e verso le mie gambe che non lo rincorrono. Insofferenza verso la mia volontà. Insofferenza verso l’ignoranza che ho di ciò che voglio. Voglio tutto o niente. Vorrei smetterla di guardarvi come se foste tutti parte di un film patetico e venuto anche male. Vorrei smetterla di piangere per il dolore anche se è finto. Vorrei non compiacermi del dramma. Mio o degli altri. Insofferenza verso la mia mancanza di rispetto per il dolore degli altri. Per la mia mancanza di empatia. Insofferenza verso chi mi ritiene migliore e mi ha convinto e mi ha condannato a tentare di sminuirmi per paura di sopravvalutarmi. Insofferenza verso la mia arroganza. Insofferenza verso la mia presunzione. Insofferenza verso la mia ipocrisia nel tenerle nascoste. Mi fa tutto ridere ed incazzare. Pure voi. Ridicoli cazzo.

    Insofferenza verso la mia insofferenza.

    Camilla 

  • ​Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce, la trascina. Come una cosa morta, la trascina. Perché ogni forma è una morte. […] Ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è più in essa: perché se fosse, noi non la vedremmo: la vivremmo, questa forma, senza vederla, e morremmo ogni giorno di più in essa, che è già per sé una morte, senza conoscerla. Possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto. Conoscersi è morire.
    Pirandello, La carriola